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ho percorso tutti e i soli confini della dimora tempoide nella finzione infratestuale di un’antistoria. noler trarre conclusioni adesso è per me un fatto importante: consapevole del mio essere ricorsivo, ho marcito o metaforizzato ogni funzione semantica, contaminato e relativizzato ogni aspetto linguistico consapevole, generando lo sputo di un lente automatica ironica: tante cose rimangono all’ombra, troppi cosi vi rientrano. forse è per questa anarchia concettuale che i valori di vero e falso, posti in scacchiera, invitano adesso alle azzurrità di kalì! spettri coloristici esistono comunque, ma allo stato di storia supposta…
un laccio mi dice: non è affatto necessario ricoprirsi di colpe… che senso ha pretendere di azzittire il silenzio? il suo frastuono ignora qualsiasi confronto, non appena cominci a percuotere, è vero: per il silenzio tu non esisti. e così il suono: la materia del sogno vibra come uno strumento senza jack, l’aspetto urla come un ampli senza elettricità, e la tua parola reale, tutta interna e intima, èst eco onirica senza verità, come una nube di polvere e fumo sul tappo nasale di parole troppo parole… siamo d’accordo almeno su questo?
non io!
è lo stemma delle statue: rispondo obiettando che anche il laccio mi scrive in corsivo… non è peggio di me! parole troppo parole! vuoi dire che i significati stanno nelle pure vibrazioni, vuoi dire che i significanti sono suggerimenti…
è tempo di inoltrarsi: costeggiata l’isola, cosa hai appreso?
altrui è tuo, mio è altrui
ho appreso la fortuna del chiasma, la maledizione dello specchio, l’amore implicito fra stemmi e chiasma, il paesaggio come dimora del tempo, il complotto come divorarsi reciproco, il rifiuto della contaminazione, la consapevolezza dell’essere spiccioli contro uno standard ultraspicciolo…
è tempo di inoltrarsi: costeggiata l’isola, cosa hai appreso?
me- tamorfosi e logopedisti -me
ho appreso di stare a pregare senza porci rimedio. lo spazio dei flussi come castello esistente, ma senza feudo: omino in riva al male, il paesaggio ti divorerà, resteranno solo i servi e gli schiavi! solo dittologie sinonimiche…
è tempo di inoltrarsi: costeggiata l’isola, cosa hai appreso?
ho appreso di stare a sventrarmi a colpi di morte > figurata < somatici mi avvolgono nell’intolleranza, tutta virtuale, tutta intima. non vedi che tanto più mi punto, quanto più mi prego? meglio inoltrarsi piuttosto che pregare…